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1950,
quando tutto
ebbe inizio…

Tutto ebbe inizio in una Torino del dopoguerra che con molta fatica si stava riprendendo dal periodo post bellico che tanto segnò la città sabauda. Il giovane trent’enne Felice Berrino, dopo anni di apprendistato prima come compositore e poi come tipografo presso la tipografia Aiani&Canale, decideva di aprire la sua tipografia.

Alle spalle un’esperienza di lavoro molto dura ma stimolante e la formazione presso la famosa scuola tipografica Vigliardi Paravia, che formò centinaia di tipografi. Molto importante fu anche la frequentazione giovanile con un giovane Armando Testa che con lui lavorò a lungo ai banchi di composizione tipografici.

Era il febbraio del 1950 ed iniziava la nostra storia.
Dopo due anni di lavoro in solitudine, anche il figlio Leonardo e la moglie Annetta cominciarono ad aiutarlo, il primo ancora studente serale anche lui alla Vigliardi Paravia a fare le consegne ai clienti, la seconda alla contabilità e alla amministrazione.

Nel 1960 i locali erano diventati troppo stretti per lavorare ed era necessario allargarsi per accogliere i primi collaboratori. La piccola azienda di famiglia stava crescendo ed era necessario accompagnare il grande passaggio dalle macchine tipografiche alle macchine offset. Nei primi anni settanta la crescita porta la piccola tipografia a trasformarsi in industria grafica.

Nel 1981 la decisione di abbandonare la città e trasferirsi negli attuali locali per accompagnare lo sviluppo ed essere più vicini al nodo autostradale.

Nei primi anni novanta anche i figli Alberto e Davide si uniscono al nonno paterno ed al padre per traghettare l’azienda nella terza generazione.

La prima sede fu aperta in Corso Rosselli a Torino nel febbraio del 1950. In un locale poco più grande di un garage, la produzione iniziò con una platina Nebiolo Ideal (detta pedalina). Successivamente si aggiunse una platina automatica Super Balilla della Saroglia.
La composizione veniva eseguita ancora a mano con i caratteri mobili sia internamente che da compositori esterni.

I caratteri di piombo erano l’anima della tipografia e fedeli compagni di lavoro di Felice Berrino. Per comporre quindi sono necessari prima di tutto i caratteri: carattere dopo carattere, le sapienti e pazienti mani componevano le matrici come un abile compositore musicale compone la sua lirica.
La tipografia è un arte, con le sue misure, le sue metriche ed i sui punti.

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